Dalla newsletter della Scuola sulla Complessità

Cosa pensano gli studenti

La newsletter "Spunti dalla Scuola sulla Complessità" è uno strumento di dialogo della comunità della Scuola sulla Complessità.

Nel corso degli incontri emergono riflessioni, informazioni, documenti e proposte, che condividiamo con i cittadini, gli studenti e i docenti, e che con la newsletter e su questa pagina intendiamo mettere a disposizione di chiunque desideri prendere parte alla Scuola sulla Complessità o, semplicemente, seguirne le attività.
 

Ci farebbe piacere se chi volesse condividere sulla newsletter e su questa pagina riflessioni, informazioni, documenti e proposte, proprie o di cui è a conoscenza, li inviasse all'indirizzo mail dell'associazione "cento giovani".

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Precedenti spunti dalla Scuola sulla Complessità

  1. Sull'importanza di essere presenti a se stessi

  2. Questo è il Volto della Repubblica

  3. Antinomie, concordanze e correlazioni

  4. Responsabilità, spirito critico e fiducia

  5. Nel fra tempo

  6. Viene prima lo Stato o la Persona?

  7. Il destino e la scelta

  8. L'intelligenza degli eventi

  9. Un principio costituente

  10. Cultura è Politica

Alla lettera agli insegnanti e agli studenti pubblicata nella newsletter del 10 marzo 2020 hanno risposto gli studenti dell'Istituto di istruzione superiore Guglielmo Marconi di Civitavecchia Itis e Liceo scientifico scienze applicate e sportivo.

Pubblichiamo integralmente il testo della lettera della newsletter e le riflessioni degli studenti.

Lettera 

di Michele Gerace

Con le scuole chiuse la maggior parte degli studenti si sente in vacanza. È comprensibile. Fosse per loro e se non fosse per la doverosa precauzione dell'astenersi dal farlo, se ne starebbero in giro tutto il giorno. 


Questa spensieratezza, che qualcuno potrebbe definire incoscienza, se rispettosa delle norme minime di comportamento che la situazione richiede, è preziosa in un momento in cui la maggior parte di noi si sta facendo prendere dal panico. Ci mette nelle condizioni di comprendere la complessità del momento. 

Qualcuno potrà ritenere questa considerazione azzardata e infondata. Posso immaginare l'obiezione. Ti pare che i giovani nella loro incoscienza possono essere i più ragionevoli?

Si, mi pare. Perché? Proprio per via di quella spensieratezza che consente di avere uno sguardo lucido sui fatti che noi, quasi irretiti da una cronaca convulsa che confonde i fatti con le opinioni, non riusciamo ad avere.

Sarebbe particolarmente importante se nella didattica a distanza i dirigenti scolastici e gli insegnanti riuscissero ad inserire elementi di riflessione su ciò che ascoltiamo, vediamo e leggiamo, in grado di stimolare lo spirito critico degli studenti che, spensierati, riuscirebbero forse meglio di noi a capire che il poter accedere ad una enorme quantità di dati e informazioni non equivale all'essere ben informati, che conoscere significa anzitutto contestualizzare, distinguere i fatti dalle opinioni, evitare semplificazioni, banalizzazioni e riduzioni di pensiero su cui prolificano superstizioni ed egoismi.

A questo punto mi aspetto un'ulteriore obiezione. Non ci si riesce in tempi "normali" con la "normale" didattica, vuoi che ci si riesca adesso?

Penso di si e parto da una premessa. La didattica a distanza si avvale di strumenti e contenuti multimediali che consentono agli insegnanti di avere a disposizione tempo che in classe per le ragioni più contingenti non hanno, e che assieme riusciamo a recuperare nella programmazione della Scuola sulla Complessità.

Tempo per cosa? Per introdurre nella didattica letture integrali, opere, audiovisivi attraverso i quali scoprire il volto, la voce e il pensiero delle donne e degli uomini che si studiano sui libri, documenti, fonti, riferimenti, spunti e digressioni, per approfondire, riflettere e porre questioni ambigue e contraddittorie che prendono tempo e richiedono pensiero lungo. 

In questo modo, i giovani potrebbero rappresentare per la società, a partire dalla propria famiglia, portatori sani di ragione, fede e fiducia verso gli altri e, in particolare, verso chi opera per la salute di tutti.

Detto questo, sappiamo che ci sono scuole e insegnanti che stanno organizzando lezioni a distanza per gli studenti con relativa facilità. Altre, con qualche difficoltà. 

Chi volesse supportare tecnologicamente la didattica a distanza delle scuole può mettere gratuitamente a disposizione hardware, piattaforme e software seguendo la procedura indicata sulla pagina dedicata del MIUR.
Al riguardo, segnalo anche l'iniziativa SOS Didattica a distanza dell'associazione nazionale dirigenti pubblici e alte professionalità della scuola.

Con la Scuola sulla Complessità vogliamo aiutare il più possibile i dirigenti scolastici nell'integrare la didattica a distanza attraverso spunti di riflessione, informazioni e documenti, che possiamo condividere via mail o su SkypeGoogle Suite Classroom e WhatsApp, con gli insegnanti e gli studenti.   

Risposte degli studenti dell'Istituto di istruzione superiore Guglielmo Marconi di Civitavecchia Itis e Liceo scientifico scienze applicate e sportivo.

La vita ai tempi del coronavirus COVID-19

di Giulia Di Stefano

Nella situazione di emergenza in cui si trova il mondo in questo momento, una riflessione come quella fatta da Michele Gerace “conoscere significa anzitutto contestualizzare, distinguere i fatti dalle opinioni” sembra essere di fondamentale importanza. In particolare negli ultimi giorni è stato dichiarato uno stato d’emergenza, che limita la circolazione delle persone ai casi di estrema necessità: andare a lavoro, andare a comprare beni di prima necessità ed uscire per esigenze mediche. La chiusura di scuole, palestre, locali e l’impossibilità di riunirsi in gruppi hanno colpito principalmente le abitudini dei giovani che, per la loro voglia di continuare la propria vita nonostante l’emergenza, sono stati definiti “incoscienti”, “egoisti”, “incivili”. Molti dicono che i giovani hanno semplicemente sottovalutato la situazione e la pericolosità del virus; ma qual è la verità? I ragazzi hanno realmente sottovalutato la situazione, oppure si è creata troppa isteria collettiva?

La verità è che a questa domanda non si può rispondere semplicemente sì o no. Partiamo da alcuni dati scientifici. Il coronavirus COVID-19 ha un tasso di mortalità circa del 2%; tuttavia questo valore diminuisce se si considerano non solo i decessi tra i pazienti con gravi infezioni, ma anche quelli tra pazienti asintomatici o con sintomi lievi. Il vero problema di questa epidemia sta nel fatto che il coronavirus COVID-19 si diffonde con estrema facilità e va a colpire principalmente le persone più deboli della società come gli anziani, coloro che hanno un sistema immunitario indebolito oppure chi presenta un quadro clinico già compromesso da precedenti patologie. Molti di questi pazienti, se colpiti dal virus, sviluppano una polmonite interstiziale bilaterale e necessitano quindi di un posto letto in terapia intensiva e di un supporto respiratorio, per mantenere a riposo i polmoni mentre il sistema immunitario combatte il virus. L'Italia da questo punto di vista è stata colta impreparata a causa dei ripetuti tagli alla sanità pubblica nazionale che dal 1997 al 2015 hanno portato a consistenti riduzioni del personale (oltre 8mila medici e più di 13mila infermieri) e dei posti letto disponibili (da 575 a 275 ogni 100mila abitanti).

Parlando per esperienza personale posso dire che rimanere giorno dopo giorno chiusi in casa non è affatto semplice, ma credo che sia sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, perché escludendo quella piccola fetta di giovani che si rifiuta di rispettare le regole imposte per limitare il contagio, tutti gli altri sono disposti a fare ciò che serve per aiutare la società in cui vivono. 

Fortunatamente le scuole, le università e tutti i vari istituti non si sono fermati a perdere tempo ed hanno realizzato rapidamente classi online, gruppi su vari social ed hanno iniziato ad utilizzare applicazioni che consentono di fare videolezioni in cui i professori possono continuare a spiegare tentando di mantenere il normale ritmo scolastico. Tutto questo consente agli studenti di continuare con il loro percorso formativo ed in particolare, come nel mio caso, di prepararsi agli esami di maturità. Un esame che è al centro di grandi ipotetici cambiamenti vista l’attuale situazione che il nostro paese sta affrontando; c’è chi parla di eliminare alcune prove, chi suggerisce di sostituire i commissari esterni con i professori delle singole classi, chi addirittura propone di eliminare l’esame per quest’anno; ma queste sono solo ipotesi, supposizioni, opinioni e come ho riportato prima, citando Michele Gerace, dobbiamo imparare a distinguere i fatti dalle opinioni.

Commento 

di Alice Gibbone

È vero, quello del Coronavirus è un problema complesso che la società sta cercando di risolvere su vari piani, mantenendo però una linea comune che non mandi il Paese nel caos e che porti a una soluzione efficace. Tuttavia, mentre tra gli adulti e i più anziani la paura si fa sentire notevolmente (a tratti trasformandosi in panico vero e proprio), forse perché più “coscienti” dei danni che questa situazione sta causando, in noi giovani la minaccia del Coronavirus non ha suscitato eccessiva preoccupazione.

In questo periodo noto con sorpresa come i ruoli si siano praticamente invertiti: i genitori sono quelli che di solito rassicurano i figli e cercano di aiutarli in situazioni difficili; ora siamo noi ragazzi a mantenere calmi mamma e papà. Quello che tutti stiamo vivendo è un completo cambiamento del nostro stile di vita e delle nostre abitudini: niente più scuola, palestra, attività pomeridiane, niente più uscite con gli amici. Specialmente riguardo la chiusura prolungata delle scuole, è certamente vero che nei primi momenti tutti abbiano pensato di essere in vacanza, ma, personalmente, mi sono presto abituata all’idea di dover lavorare a casa, di organizzare ciò che devo fare e di non poter perdere il filo nemmeno per un giorno: il rientro a scuola sarà duro (dato l’esame che ci aspetta a Giugno), ma se il lavoro sarà stato svolto correttamente e con costanza in questi giorni il peso sarà minore. Nell’ondata di panico e allarmismo, concordo pienamente sul fatto che noi giovani stiamo vivendo il problema con molta più lucidità e ragionevolezza.

 

Le migliaia di informazioni che vengono in questi giorni dalla televisione, dal Web e dai giornali non ci scivolano certo addosso, ma cerchiamo di selezionare ciò che è importante, lasciando da parte le chiacchiere: è importante essere informati ma non bisogna diventare sovraccarichi di pensieri che non ci fanno più ragionare e vedere come stanno realmente le cose. Quando fuori sembra l’inizio di un’Apocalisse, noi restiamo nelle nostre abitazioni, a pensare a questo anno scolastico poco convenzionale che sta proseguendo tramite una didattica a distanza che ci permette di essere più responsabili e autonomi nello svolgimento del lavoro a casa. Tutto quello che facciamo ha bisogno di tempo per essere compreso su tutti i fronti, assimilato ed elaborato; e questo tempo, tramite il metodo dello studio online, ci viene completamente garantito. Inoltre, viene introdotto l’uso di nuovi strumenti, come file audio, video e documenti che noi studenti possiamo sfruttare al meglio, integrando ovviamente con i libri di testo. Questo nuovo metodo, ancora tutto da sperimentare, richiede una grande responsabilità e senso del dovere da parte di noi studenti, ma in un periodo così difficile siamo tutti pronti a rimboccarci le maniche.

Commento

di He Matteo Gaojue

E' vero siamo irresponsabili, hai ragione tu Michele, ma a cosa pensi che sia dovuto la nostra irresponsabilità?

Forse sta nello spirito occidentale affrontare questi problemi sempre con leggerezza, forse la colpa è del nostro Primo Ministro che ha sempre reagito a questo problema con troppa tranquillità, cercando di mantenere un paese a galla mentre stava già affondando e, per attendere, abbiamo creato un altro buco sulla nave, prima che riuscissimo ad 'riattappare' gli altri buchi, oppure la colpa è dei mass media che ci hanno talmente confuso che non sappiamo cosa fare, in quanto l'informazione di qualità viene messa in secondo piano preferendo la velocità con cui esce la notizia. 

Sta di fatto che abbiamo fallito: l'ennesimo fallimento in una situazione in cui dovevamo uscire gloriosi, è già tanto se ne uscissimo solo con una gamba 'mozzata'. In una situazione in cui dovremmo dimostrare agli altri paesi europei di che pasta siamo fatti, veniamo un'altra volta presi in giro dai nostri 'cugini'. Ora basta lamentarci, è ora di agire perché le sventure servono solo a rafforzarci: lo dicono le statistiche e lo dice anche la mia pagina, dove cerco di aiutare i giovani ad essere più consapevoli del proprio futuro, perché un fiore per crescere ha bisogno del sole ma anche della pioggia.

Detto ciò anche io ho percepito che questo periodo veniva visto dagli studenti come un periodo di vacanza o di soft studio, ma posso dirti che è sempre facile recriminare, non analizzando la situazione in complesso. Caro Michele è vero che gli strumenti digitali sono un grande aiuto e lo saranno il futuro, ma ciò solamente se i docenti sono formati ad usarli, perché  l'impegno c'è da ambedue le parti. Essendo la prima volta non è facile sia per noi che per i professori ma con impegno cerchiamo di fare il nostro meglio. 

Che sia grazie ad un virus che finalmente la nostra istruzione possa rinnovarsi?

Restare positivi

di Chiara Vadalà

Il Coronavirus è una banale influenza… Il Coronavirus è la “nuova” peste… E chi più ne ha, più ne metta. 

In questi giorni si sentono girare tante e disparate voci sul suddetto virus. Troppe effettivamente. Se ci si affida alle voci di corridoio, ai commenti sulle varie piattaforme social o al continuo bombardamento dei dati forniti dai mass media, tra cui gli stessi telegiornali, si perde di vista la situazione reale dei fatti. Non dico che non si debba dare importanza alla gravità della situazione attuale, anzi si deve cercare di essere il più attenti possibile, ma il problema vero e proprio è stato quello di non avergli dato la giusta importanza sin dall’inizio. Non aver adottato misure di prevenzione e di contenimento prima della diffusione, aver banalizzato la malattia ritenendola una influenza passeggera, senza rendersi conto che il problema vero fosse il sistema sanitario nazionale, sono stati a mio parere il “paziente zero”. 

C’è chi ritiene che le misure adottate dall’ultimo decreto siano eccessive e troppo restrittive. Queste sono in realtà l’unico modo per far fronte ad un’epidemia che la stessa OMS ha definito come “pandemia mondiale”. L’obiettivo è quello di tutelare le fasce deboli della popolazione, più soggette all’aggravamento della malattia, quindi bambini, anziani e immunodeficienti. Dichiarando l’Italia intera zona rossa si ritarderà il picco della malattia, previsto ad aprile, dilatandone il decorso. In questo modo il SSN, già messo fortemente alla prova, riuscirà a prendersi cura di chi necessita di terapia intensiva.

Noi studenti, in particolare parlo a nome di chi come me ha l’esame di stato a giugno, siamo tutti molto preoccupati su come si evolverà la situazione. La didattica a distanza non può sostituire pienamente la didattica frontale. Tuttavia ho sorprendentemente notato dei risvolti positivi. Non essendo più legata ai rigidi orari della routine scolastica posso liberamente gestire la mole di studio al meglio, approfondendo alcuni argomenti, studiando in modo più accurato e interessato. Ho riscoperto la gioia dello studio che era stata precedentemente soppiantata dall’ansia, dallo stress, dalla stanchezza. Tutto questo mi fa pensare che l’università, ormai alle porte, non sarà così pesante se l’affronterò con la stessa serenità di adesso. Diciamo che queste “vacanze forzate” stanno inaspettatamente dando i loro frutti. 

Purtroppo tutto ciò che riguarda la gestione della didattica a distanza e dello studio autonomo dello studente è lasciato alla buona volontà degli insegnanti e dei ragazzi. Come ci sono professori pronti a lasciar perdere tutto per la nostra preparazione, così ci sono alunni che danno il massimo per non rimanere indietro, sfruttando al meglio il tempo a disposizione. 

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Ideatore della Scuola sulla Complessità

Michele Gerace

Adesioni alla Scuola sulla Complessità

Per l'adesione dell'Istituto scolastico/ Università e la partecipazione degli studenti alla Scuola sulla Complessità è sufficiente inviare una manifestazione di interesse all'indirizzo info@centogiovani.it

Partners della Scuola sulla Complessità

L'iniziativa è promossa e realizzata da OSECO (Osservatorio sulle Strategie Europee per la Crescita e l'Occupazione) e Associazione "cento giovani", insieme alla Facoltà di Economia dell'Università di Roma "Sapienza", in partenariato con ANP Lazio (Associazione Nazionale Dirigenti e Alte Professionalità della Scuola), Bar Europa, Complexity Education Project, ContaminAction Tor Vergata University, Culture Action Europe (CAE), ECCOM (Idee per la cultura), EUCA (European University College Association), Festival della Diplomazia, Fondazione Adriano Olivetti, Fondazione Luigi Einaudi, Fondazione Mondo Digitale, Gioventù Federalista Europea, IAI (Istituto Affari Internazionali), Impact Hub Roma, Inward (Osservatorio sulla Creatività Urbana), Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, Istituto Italiano per la Privacy (IIP), Tor Più Bella.

Mediapartner della Scuola sulla Complessità

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